Frase di: Pablo Neruda – n° 35

Succede che mi stanco di essere uomo Succede che entro nelle sartorie e nei cinema smorto, impenetrabile, come un cigno di feltro che naviga in un’acqua di origine e di cenere. L’odore dei parrucchieri mi fa piangere e stridere Voglio solo un riposo di ciottoli o di lana Non voglio più vedere stabilimenti e giardini Mercanzie, occhiali e ascensori. Succede che mi stanco dei miei piedi e delle mie unghie E dei miei capelli e della mia ombra Succede che mi stanco di essere uomo. Dopo tutto sarebbe delizioso Spaventare un notaio con un giglio mozzo O dar morte a una monaca con un colpo d’orecchio. Sarebbe bello andare per le vie con un coltello verde E gettar grida fino a morir di freddo. Non voglio essere più radice nelle tenebre, barcollante, con brividi di sonno, proteso all’ingiù, nelle fradicie argille della terra assorbendo e pensando, mangiando tutti i giorni. Non voglio per me tante disgrazie Non voglio essere più radice e tomba Sotterraneo deserto, stiva di morti, intirizzito, morente di pena. E per ciò il lunedì brucia come il petrolio Quando mi vede giungere con viso da recluso E urla nel suo scorrere come ruota ferita E fa passi di sangue caldo verso la morte. E mi spinge in certi angoli, in certe case umide, in ospedali dove le ossa escono dalla finestra, in certe calzolerie che puzzano d’aceto in strade spaventose come crepe. Vi sono uccelli color zolfo e orribili intestini Appesi alle porte delle case che odio, vi sono dentiere dimenticate in una caffetteria vi sono specchi che avrebbero dovuto piangere di vergogna e spavento, vi sono ombrelli dappertutto e veleni e ombelichi. Io passeggio con calma, con occhi, con scarpe, con furia, con oblio passo attraverso uffici e negozi ortopedici e cortili con panni tesi a un filo metallico: mutande, camicie e asciugamani che piangono lente lacrime sporche.



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