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Lezioni Private

Ho scelto io questo lavoro, l’ho sempre amato, già da piccola avevo le idee ben chiare “da grande farò l’insegnante” dicevo, e così è stato.
Ora tutte le mattine mi sveglio con il sorriso stampato in faccia, felice di andare a lavorare.
Che tristezza quando ripenso a quali altri lavori sono stata costretta a fare per sopravvivere durante e dopo il periodo di studi: volantinaggio, pulizie condominiali, promoter nei centri commerciali e, immancabile, centralinista in un call center.
Tutti lavori nobilissimi, sia chiaro, ma io inseguivo un altro sogno.
Io sono nata per fare l’insegnante ed oggi, dopo molti sforzi, ho coronato il mio sogno: sono una professoressa di matematica.
Il mattino lavoro in una scuola superiore della mia provincia, mentre il pomeriggio tengo ripetizioni nella mia casa di campagna dove convivo con Stefano, il mio fidanzato.
È proprio durante uno di questi pomeriggi che è successo l’irreparabile.
Marco, un ragazzo di 16 anni, è un mio alunno che non ha molta affinità con i numeri e per questo ha cominciato a prendere ripetizioni pomeridiane, tutti i martedì pomeriggio.
Ho scelto il martedì per fare ripetizioni perché in quel giorno Stefano non torna mai dal lavoro prima delle 20.30.
Alla prima lezione  Marco era venuto accompagnato dalla mamma, ma in seguito, l’ho visto sempre arrivare e andar via con un grande suv bianco guidato da un uomo elegante, fra i 35 e i 40 anni.
Ero incuriosita da questa figura, sembrava piuttosto affascinante e anche molto gentile con il ragazzino. Forse era il padre, anche se il rapporto fra i due non sembrava quello tra genitore e figlio.  Sta di fatto che ho cominciato a pensare spesso a quell’uomo così misterioso e, onestamente, anche molto affascinante e bello.
Fu lo scorso martedì, mentre ero in attesa che arrivasse Marco per la solita lezione, che sento suonare il campanello di casa. Sicura si trattasse del giovane allievo, apro la porta e mi ritrovo di fronte lui, l’uomo del suv bianco, quella fascinosa figura, che mi guarda…ed io lo guardo.
Probabilmente siamo rimasti così per un attimo ma, in quel momento, colpita dalla sorpresa, la sensazione di immobilità mi è sembrata infinita.
Poi lui mi sorride e dice:
– <<Ciao, sono Lorenzo, lo zio di Marco, il ragazzo delle ripetizioni>>
Di colpo mi sblocco e gli rispondo:
-<<Ciao Lorenzo, piacere di conoscerti, io sono Sara. Scusa, se sono rimasta sorpresa, ma non mi aspettavo ci fossi tu alla porta>> – e accenno a una risata che tradisce un certo imbarazzo.
– <<Ma no, scusami tu, Sara>> – mi fa lui – <<però oggi Marco ha avuto un contrattempo improvviso e visto che io dovevo passare da queste parti, ho pensato di comunicartelo direttamente di persona>>.
Mi ha dato immediatamente l’impressione di essere molto socievole e spontaneamente ci siamo dati subito del tu, anche perché ero poco più giovane di lui.
Poi Lorenzo porta la mano destra all’interno della giacca, prende il portafoglio e mi dice:

– <<Senti Sara, non ti offendere, ma mi sembra giusto che tu venga comunque pagata, visto che non ti abbiamo avvertito per tempo>>.
– <<Ma no!!>> – esclamo io -<<non ti preoccupare, succede… ci mancherebbe…>>.
Faccio per ritrarmi, ma Lorenzo è insistente e, per darmi quel denaro, istintivamente mi afferra per un braccio e mi tira a lui.
Improvvisamente il fuoco.
Non potrei definire diversamente quella sensazione. Mi sono istantaneamente sentita avvolta da un calore che mi ha pervasa completamente. La bocca mi si è asciugata e sembrava che tutti gli anni di studio fossero stati del tutto inutili, visto che non sono riuscita a emettere una sola frase di senso compiuto:
-<< ma… no… che….non è… che….ma no dai…. Io non…>>  – farfugliavo nervosamente.
Alla fine Lorenzo ha insistito talmente tanto che ho dovuto prendere quei soldi.
Così l’ho invitato ad entrare in casa, almeno per offrirgli qualcosa da bere.
“Almeno”, visto che Lorenzo accettò la bevuta… e non solo.
Ci accomodammo in soggiorno e gli offrii un liquore. Bevemmo entrambi e mi spiegò che era il fratello della mamma di Marco. La donna era senza marito e Lorenzo si era reso disponibile per aiutarla con il figlio.
Dopo aver parlato un po’ avevamo definitivamente rotto il ghiaccio.
Quando Lorenzo parlava, con il suo modo simpatico e gentile, ma determinato, mi faceva sciogliere.
Poi, un po’ per colpa del liquore, un po’ per la confidenza presa con quell’affascinante uomo, cominciavo a sentirmi un po’ strana… eccitata… intimamente eccitata.
La cosa mi imbarazzava perché pensavo si potesse capire.
Anche Lorenzo sembrava interessato alla “femmina” che aveva di fronte, perché varie volte l’ho sorpreso a guardarmi nell’ampia scollatura della camicetta.
Infatti poco dopo, alla prima occasione buona, smettemmo di parlare.
Ci guardammo ancora in silenzio per qualche secondo ed in fine ci avvicinammo e ci scambiammo un lungo bacio appassionato.
Era fatta, anche se la testa mi diceva “Sara, cosa fai?!!” , il resto del mio corpo non rispondeva e mi sentivo le gambe cedere, un po’ per paura e un po’ per la voglia che avevo di andare avanti.
Lorenzo invece non sembrava si facesse molti problemi. Cominciò ad accarezzarmi il fianco con una mano, poi salì e mi strinse dolcemente un seno.
Cominciò ad accarezzarlo ripetutamente.
Sono una donna con delle forme accentuate e Lorenzo le stava esplorando tutte.
Io non riuscivo a credere a quello che stava accadendo. Non volevo fare questo, ma non riuscivo a frenarmi.
Così cominciai anche io ad accarezzare il suo corpo tonico. Gli sfilai la camicia dai pantaloni, la sbottonai e lui fece altrettanto con me. Poi mi tolse il reggiseno e mi strinse al suo torace. Le mie morbide forme si schiacciarono contro i suoi sodi pettorali. A quel punto volli fargli sentire la mia determinazione e feci per prima la mossa più audace. Gli slacciai la cintura e misi la mano destra dentro  i pantaloni…. dentro gli slip.
Afferrai il suo sesso, già dritto e turgido, lo strinsi con forza e cominciai a muovere la mano. Mi muovevo e toccavo tutto quello che c’era da toccare nella sua intimità.
Accarezzavo la sua asta, palpavo le sue palle. Ero eccitata e curiosa.
Lorenzo era in preda al piacere e al desiderio.
Mi spinse verso il sofà dove mi sdraiò e mi sfilò velocemente i pantaloni. Portavo delle mutandine semplici, bianche con una delicata fantasia a cuori. Non ne avevo la certezza ma ero sicura si vedesse la strisciata bagnata delle mie parti intime. Sicuramente! Era da quando mi aveva stretto il braccio alla porta che avevo cominciato a bagnarmi e a quel punto ero letteralmente un brodo.
Me le sfilò  ma non mi prese subito. Mi allargò le gambe e si adagiò nel mezzo.
Io pensai “Ora me la lecca”. Era evidentemente l’intenzione di Lorenzo, ma non lo fece subito, cominciò prima accarezzando e mordicchiando delicatamente l’interno coscia.
Passò qualche minuto prima che, arrivato in prossimità della mia fica, più precisamente fra la coscia e l’inguine, scansò i peli con le dita e cominciò a leccarmi l’esterno di una delle due grandi labbra. Tentennava, mi faceva fremere e pensavo che se non mi avesse posseduta a breve gli sarei venuta direttamente in faccia.
Poi sentii la sua lingua passare varie volte sul mio clitoride, mentre le sue dita erano ormai sopra l’apertura, bagnate e sfuggenti. Avevo gli occhi al cielo… non potevo resistere ancora e sussurrai :
– <<Scopami>>
Lui alzò lo sguardo verso di me e con tono deciso mi ordinò:
– <<Non ti sento. Dillo più forte cosa vuoi>>
Con più voce ripetei: <<Scopami>>.
Lorenzo, con tono ancora più fermo, disse: -<<Voglio sentire che lo specifichi meglio>>
Capii che voleva sentirmi più spinta. Nonostante un certo imbarazzo ero disposta ad accontentarlo. Pronta a superare ogni inibizione, raccolsi ancora il fiato e con più voce dissi:
– << Mettimi il cazzo nella fica… subito… lo voglio… mettimelo dentro>>
A quel punto lui si sollevò in piedi e si calò i pantaloni. Mi resi conto che fino a quel momento, l’avevo palpato, ma non avevo visto il suo cazzo. Era imponente e pensai “Oh, siiii”.
Lo pensai, ma poco dopo lo dissi davvero, quando sentii che entrava, mi allargava e si faceva strada dentro di me. Lorenzo cominciò a prendermi e a darmelo ripetutamente.
Avevo la fica piena del suo cazzo e lui mi possedeva.
Godevo e lui mi possedeva.
Gemevo e lui mi possedeva.
Con forza, con prepotenza. Lo sapevo che non sarei durata.
Infatti dopo non molto scoppiai in un orgasmo che mi fece strillare…quasi piangere. Mentre godevo lo volevo ancora. Lo prendevo con voglia perché adoro prenderlo mentre il piacere orgasmico è ancora in corso.
A quel punto lui, dopo il mio evidente orgasmo, si sentì libero di poter concludere e cominciò a prendermi velocemente. Mi stava scopando per godersela veramente. Mi sbatteva avanti e dietro, sembravo una bambola di pezza. Mi scopava con forza e con i suoi ritmi. Poi Lo sentii gonfiarsi dentro, ancora di più.
Si sfilò in extremis e portò il suo gonfio pisello sulla mia faccia per inondarmi.
Con Stefano e con i precedenti ragazzi non l’avevo mai fatto, ma questa volta mi venne spontaneo:  aprii la bocca.
Questa cosa lo fece eccitare ancora di più e, letteralmente, me la riempì.
Ci provai ma non riuscii ad inghiottire. Era troppo per me, non ero ancora pronta a tanto. Per cui strinsi le labbra e feci scolare il suo seme caldo sul mio mento e giù per il seno. Conclusi spalmandolo con le mani sui capezzoli, assecondando il piacere di Lorenzo che ansimando si gustava ancora lo spettacolo.
Siamo rimasti insieme ancora un po’, poi ci siamo ricomposti e salutati, ma prima ci siamo scambiati i numeri di telefono, anche se dopo una settimana non ci siamo ancora sentiti.
Oggi è di nuovo martedì e fra poco arriverà Marco per la sua lezione… ma chissà…

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